Parliamo tanto di me || Cesare Zavattini

Titolo: Parliamo tanto di me
Autore
: Cesare Zavattini
Edizione: 1931
Casa Editrice: Bompiani

La mia guida interrogò un vecchio il quale disse di ricordare soltanto un episodio della sua lunghissima vita. E nel raccontarcelo i suoi occhi sfavillavano di gioia. “Ero seduto davanti a un caffè,” disse, “e un pittore stava ritraendo la via. Ad un certo punto mi alzai e mi avvicinai al pittore. Sì, nel quadro c’ero anch’io: una modesta macchia scura che spiccava sul rosa della parete. Corsi a casa, indossai un abito bianco e tornai a sedermi al tavolo del caffè guardando con ironia il pittore.”

Parliamo tanto di me è il libro di esordio di  un Cesare Zavattini ventisettenne, che racconta di averlo scritto durante la malattia e la conseguente morte del padre.

Con questa opera, Zavattini si inserisce a pieno titolo all’interno del Surrealismo italiano e, in quanto surrealista, la sua cifra più caratteristica è proprio il rifiuto della forma romanzo. Questo libricino (80 pagine circa) è più una raccolta di scenette, storielle divertenti, indovinelli, tutto con uno spiccato gusto per il non-sense.

Zavattini ricalca le orme della Commedia dantesca e immagina di intraprendere un viaggio nell’aldilà guidato da uno spirito amico: attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso, incontrerà così una miriade di personaggi strampalati e dai comportamenti alquanto originali.

Emerge chiaramente anche una certa influenza del teatro dell’assurdo, si pensi in primis a Beckett. Le varie scenette si affastellano in modo quasi caotico, si sovrappongono, si inseguono, si rispondo tra loro…Il risultato è uno scenario comico in cui si è sommersi da personaggi e raccontini di questo tipo.

E poi, quando il lettore meno se lo aspetta, emergono degli elementi di rottura, talvolta un suono o una semplice parola (come iosuma, Vercingetorix, bebeberebè) per creare appunto quell’effetto surreale: dal contrasto tra il verosimile e l’assurdo, nasce un senso di spaesamento, una sorta di shock che ricongiunge il sogno con la realtà, il mondo interiore con quello interiore. E’ questo il potere dell’Inconscio, a cui i surrealisti fanno riferimento.

Tutti questi elementi fanno sì che Parliamo tanto di me possa essere letto a vari livelli di complessità: un libricino divertente, per strapparci una risata; un artificio di stile per seguire una poetica ben precisa; un misto di entrambe le cose, se ci si vuole immergere pienamente nel progetto poetico dell’autore. Quello che ne deriva è, a tutti gli effetti, un senso di straniamento e di sorpresa che mette in moto l’immaginazione: un po’ come succede guardando un quadro di De Chirico, Magritte o Dalì, dove l’accostamento di elementi dissimili ha lo stesso scopo di causare questo senso di shock e rottura.

Nel complesso, una lettura leggera e piacevole, da aggiungere sicuramente alla propria biblioteca dei grandi autori del Novecento.

Ti è piaciuta la recensione? Acquista il libro, con il >>>LINK DIRETTO AD AMAZON<<<

parliamo-tanto-di-me-cesare-zavattini

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...